Ricordare Paolo Borsellino
Posted on July 19, 2009 , under Libera Informazione .

Sono morti per noi e abbiamo un grosso debito verso di loro. Questo debito dobbiamo pagarlo giosamente, continuando la loro opera, rifiutando di trarre dal sistema mafioso anche i benefici che possiamo trarne, anche gli aiuti, le raccomandazioni, i posti di lavoro, facendo il nostro dovere. La lotta alla mafia, il primo problema da risolvere, nella nostra terra bellissima e disgraziata, non doveva essere soltando una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specilamente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, della indifferenza, della continuità e quindi della complicità. Ricordo la felicità di Falcone, quando in un breve periodo di entusiasmo egli mi disse: “La gente fa il tifo per noi”. E con ciò non intendeva riferirsi soltanto al conforto che l’appoggio morale della popolazione dava al lavoro del giudice. Significava qualcosa di più, significava soprattutto che il nostro lavoro stava anche smuovendo le coscienze…
Queste parole furono pronunciate dal giudice Paolo Borsellino il 25 giugno 1992, nella biblioteca pubblica di Palermo, a poco meno di un mese della sua morte, davanti alla commozione di una platea che commemorava la strage di Capaci, in cui, un mese esatto prima, morivano il giudice Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e tre agenti della sua scorta, Vito Schifani, Rocco Di Cillo e Antonio Montinaro.
Queste parole furono pronunciate da Borsellino con la consapevolezza che la sua condanna a morte era stata firmata e che il tritolo per la sua autobomba era già arrivato a Palermo. Dopo la morte di Falcone, Paolo Borsellino sapeva benissimo che anche a lui sarebbe toccata la stessa tragica sorte del suo amico, eppure continuò a lavorare più intensamente e coraggiosamente di prima, nell’intento di scoprire i mandanti della strage di Capaci.
Come Giovanni, Paolo non aveva paura di morire, perchè pensava che chi ha paura muore ogni giorno, mentre chi non la ha muore solo una volta.
Come Giovanni, anche Paolo fu lasciato solo dallo stato che doveva proteggerlo. A 17 anni dalla sua morte, la storia si ripete, e nel giorno della commemorazione della strage di via D’Amelio, lo stato è assente. Nessuna istituzione, ne il Presidente del Consiglio, ne i Presidenti di camera e senato, ne il presidente della Repubblica, ha avuto il coraggio di presentarsi nel luogo della strage per rendere omaggio ad un eroe della storia italiana.
L’esempio di coraggio, dedizione e lealtà ai valori della repubblica di questi Eroi moderni, devono animarci a portare avanti i loro ideali e la loro lotta contro la mafia. In un paese devastato dalle leggi vergogna, che hanno ucciso e violentato la giustizia, dall’immoralità e dalla corruzione dilagante che sta cancellando il futuro dei giovani che sono costretti ad emigrare per costruire la propria felicità, abbiamo il dovere di ricordare questi grandi uomini che hanno dato il sangue per gli ideali in cui credevano.
Il discorso pronunciato da Borsellino il 25 giugno del 92 è quanto mai attuale. Dobbiamo ricordare, informarci e informare la gente sulle malefatte di un governo indegno di questo nome. Lo dobbiamo a loro… Oggi ricordiamo il sacrificio di Paolo Borsellino, Giovanni Falcone, Rocco Chinnici, il Generale Della Chiesa e tutti coloro che hanno perso la vita in nome di uno Stato che oramai non esiste più, o che forse non è mai esistito…
Grazie Paolo, questo blog non ti dimenticherà mai…

























