Catturandi
Posted on November 17, 2009, under Luka.

Oggi vorrei raccontarvi la storia degli uomini della reparto speciale della polizia “Catturandi”, creato appositamente per catturare i boss latitanti più pericolosi di Cosa Nostra. Negli anni questa squadra ha portato all’arresto boss del calibro di Bernardo Provenzano (2006) e Salvatore e Sandro Lo Piccolo (2007), solo per fare 2 nomi.
Nel pomeriggio del 15 novembre è arrivato un altro arresto importante, quello di Domenico Raccuglia, detto U vitirinariu (Il veterinario), considerato il numero due di Cosa Nostra dopo Matteo Messina Denaro. Il Raccuglia era stato condannato a 3 ergastoli per vari omicidi tra i quali, il più efferato, quello di del giovane Giuseppe Di Matteo, figlio del pentito Santo Di Matteo, torturato e sciolto nell’acido ad undici anni.
Vorrei parlarvi del sacrificio emblematico di questi ragazzi, perchè oltre ai rischi del mestiere, devono accollarsi anche le spese. Da mesi infatti, sono alle prese con tagli ai loro fondi. Sappiamo che i ragazzi che hanno portato alla cattura di Raccuglia hanno dovuto fare 100 ore di straordinario nell’ultimo mese e, nonostante i complimenti di tutti i politici, gliene verranno riconosciute solo 55, e pagate forse 36.
Inoltre, i fondi per le indagini fuori città sono ormai bloccati da mesi, senza contare gli straordinari decurtati ed i rimborsi per i pasti durante le missioni arrivano dopo mesi e mesi. Nonostante i tagli, le indagini antimafia sono continuate con gli stessi risultati di sempre, grazie a questi straordinari ragazzi che oltre a metterci tanta passione ci mettono anche i soldi.
Questa purtroppo è la realtà italiana. Si predica sicurezza a parole, ma poi si tagliano i fondi alle forze dell’ordine che sono costrette ad arrangiarsi. È qui che lo stato viene sconfitto. Quando non si è in grado di garantire la sicurezza nel quartiere Sanità, perchè non si hanno a disposizione abbastanza volanti per pattugliare le strade, le scene dell’omicidio davanti ad un bar, con il corpo atterra e le famiglie che gli passano sopra indifferenti, diventano normali.
L’altra sera ad Annozero abbiamo ascoltato il disperato appello dei poliziotti di Napoli che lamentavano assoluta mancanza di fondi per combattere la camorra. “…loro hanno gente, mezzi tecnologici avanzati, soldi, noi non possiamo nemmeno stampare il verbale dei cittadini che vengono ad esporre denuncie…noi non abbiamo risorse ne mezzi loro hanno risorse e mezzi, loro hanno un riciclo continuo del personale, noi abbiamo un personale che invecchia anno per anno e non viene mai riciclato“. È il grido disperato di uno dei poliziotti.
Si vuole garantire più sicurezza? Si diano più soldi alle forze dell’ordine! Si vogliono accellerare i processi? Si diano più risorse ai magistrati e si depenalizzino reati inutili. Il resto è tutta demagogia! Le ronde, il reato di clandestinità, clienti e prostitute che negoziano in strada, sono tutto fumo e niente arrosto, misure inutili e pericolose che contribuiscono ad intasare le aule dei tribunali e che si traducono in sperpero di denaro pubblico.
I nostri ministri, che l’altro giorno si complimentavano con gli uomini della Catturandi, farebbero meglio a rispondere su come mai questi ragazzi e ragazze hanno aspettato due anni per vedere in busta paga gli straordinari fatti sulle montagne di Corleone a caccia di Provenzano. E altri due anni hanno atteso gli straordinari dopo l’arresto di Lo Piccolo: “Ma è arrivato soltanto il 50 per cento di quanto dovuto”, denuncia il Siap.
Purtroppo, mentre il paese cola a picco, il governo ed il parlamento sono impegnati a salvare il premier dai suoi processi… la vostra sicurezza può aspettare!
Berlusconi u curtu

Al principio degli anni ‘90 Totò Riina metteva le bombe. Esattamente dopo la conferma in Cassazione delle sentenze del maxiprocesso, nel ‘92, la mafia presentava il conto allo stato. Le bombe continuarono ad esplodere fino a quando qualcuno non pose la firma sul famoso papello.
A distanza di 20 anni la storia si ripete. La stessa strategia usata da Totò Riina nel 92 viene usata oggi da Berlusconi. Questa volta però le bombe non esplodono materialmente ed i magistrati non saltano per aria. Diciamo che la procedura è stata raffinata, ripulita, consentitemi il termine “istituzionalizzata“.
Quando Berlusconi ha problemi con la giustizia minaccia il parlamento in cambio del voto bipartizan per bloccare i suoi processi. È successo l’hanno scorso con il Lodo Alfano, quando Berlusconi minacciò di bloccare 100mila processi pur di bloccarne uno solo, il suo. E così, dopo sole 2 settimane dall’insediamento del nuovo governo, e con l’appoggio bipartizan di quelli del PD e dell’UDC, il parlamento approvò il Lodo Alfano.
Oggi che lo scudo spaziale è caduto, il premier si rivolge di nuovo al parlamento minacciando di mandare al macero 200mila processi con la prescrizione pur di bloccarne uno solo, di nuovo il suo. Ma cosa sta facendo veramente Berlusconi u curtu? Ha convocato per venerdì di questa settimana la sua maggioranza affinchè firmi un documento nel quale si ribadisce totale e incondizionata fiducia al premier sulla questione giustizia, pena il disastro del ritorno alle urne.
In pratica u curtu vuole la garanzia che i suoi processi vadano in prescrizione, a tal scopo il suo avvocato/legislatore Ghedini sta lavorando da diverso tempo su due disegni di legge. Il primo, ripreso da una proposta fatta da quei geniacci della sinistra quando erano al governo, riguarda la prescrizione processuale: in caso di processi per reati con pene non superiori a dieci anni (cioè la quasi totalità dei reati ad eccezione di omicidio, strage, sequestro di persona a scopo di estorsione e alcuni reati di grande traffico di droga), ciascuna fase del processo non potrebbe durare più di due anni (sei in totale) pena la prescrizione.
La seconda proposta prevederebbe il taglio di un quarto dei termini di prescrizione per i procedimenti pendenti relativi a reati di non grave entità commessi prima del 2 maggio 2006 (data in cui entrò in vigore l’indulto).
In pratica, con la scusa che i processi durano troppo, si accorciano i tempi di prescrizione in modo da farli morire ancor prima di arrivare ad una sentenza di primo grado. Si calcola che in Italia la durata media di un processo sia di 7 anni e mezzo. Stabilendo che per legge un processo non possa durare più di 6 anni equivale ad ammazzare la giustizia definitivamente. Invece di accorciare i tempi del processo, aumentando le risorse a disposizione della magistratura, depenalizzando quei reati minori che intasano le aule di giustizia (come ad esempio il reato di immigrazione clandestina appena approvato), lo si ammazza prima.
Una bomba pronta ad esplodere se il parlamento non salva il premier dai suoi processi. Ma perchè Berlusconi ha tanta urgenza, in pratica non pensa ad altro, quando invece sappiamo quasi con assoluta certezza che il processo Mills finirà in prescrizione senza l’aiuto di nessuna nuova legge? Forse perchè u curtu sa che nel frattempo ha continuato a delinquere e che prima o poi lo scopriranno mandando a farsi fottere la prescrizione?
La storia si ripete, il papello di Berlusconi u curtu con le sue richieste giacie nelle mani nello stato, proprio come lo fu il papello di Riina. Sappiamo tutti come andò a finire per Totò, speriamo che la storia si ripeta anche questa volta… I Have A Dream!

Ancora una volta, a Pescara VIETATO DISSENTIRE
In Italia i politici non possono andare in giro liberamente. Devono essere scortati da plotoni di carabinieri e polizia in assetto antisommossa perchè la gente è incazzata. Lo dimostrano i video presenti in rete. La rete non mente bensì vede, registra e riporta. Come il video che posto oggi, quello della manifestazione delle Agende Rosse di Pescara contro la partecipazione del senatore pdl Maurizio Gasparri al premio Paolo Borsellino.
I ragazzi si erano radunati sotto il palazzo della Provincia di Pescara, sede del premio Borsellino, per rivolgere al senatore 10 domande a proposito dei rapporti tra la mafia e lo stato. Purtroppo però non sono stati fatti entrare, perchè ospiti scomodi (brutti sporchi comunisti!!!). Ancora una volta, a Pescara è vietato dissentire! Questo è un fatto gravissimo, che andrebbe denunciato con fermezza. Ma a chi? Agli stessi carabinieri che bloccavano l’entrata adducendo come scusa “motivi di ordine pubblico” (la sala era piena?).
Alla fine un paio di manifestanti sono riusciti ad entrare e ad avvicinare Gasparri per consegnargli le dieci domande, nonostante il tentativo di un poliziotto in borghese (lo stesso che fermò me e Fabrizio durante il comizio di Berlusconi a Pescara il 6 dicembre 2008) di strappare il foglio della manifestante.
Il Gasparri dichiarava “Grazie ma non le leggerò, Salvatore era disistimato da suo fratello lei è giovane e non lo sa”. Peccato, mi sarebbe piaciuto sapere cosa ne pensa il senatore a proposito di Mangano. Anche per lui è un eroe?
A parte la stupidità già nota di Gasparri, il video è emblematico testimone di un malessere profondo dei cittadini, sbaffeggiati e derisi, privati dei loro diritti costituzionali e presi per i fondelli (a volte anche manganellati) dallo stato.
Per fortuna c’è ancora gente che riesce ad indignarsi e ad alzare la voce! Grandi persone!
Ripropongo i video fatti in occasione dei comizi di Berlusconi a Pescara, nel dicembre dell’anno scorso, nel quale fummo trattati dalla polizia alla stregua di terroristi…
Stefano Cucchi: omicidio di stato
Può un giovane di 31 anni essere arrestato perchè trovato in possesso di pochi grammi di marjuana? E soprattutto può un giovane di 31 anni morire pestato a sangue nelle mani delle forze dell’ordine? La risposta è si, anzi, è tutto così normale che i medici che hanno certificato la morte di Stefano Cucchi parlano di “presunta morte naturale”.
Vedendo le terribili immagini del corpo di Stefano, tutto si può pensare tranne che ad una morte naturale. La domanda è semplice, perchè Stefano è morto sotto custodia cautelare (per 20 grammi di marjuana) in attesa del processo? Perchè il suo corpo è stato martoriato in quel modo? Perchè soprattutto ad i genitori non è stato permesso parlare con i medici del Sandro Pertini?
Dalla relazione del ministro dell’ingiustizia Alfano, si evince che Stefano è morto “in seguito ad una caduta accidentale e al rifiuto di ospedalizzarsi”. Stronzate, non provino nemmeno a pensare che possiamo beverci questa balla! Le immagini sono li a testimoniare che Stefano non può essere morto a causa di una caduta accidentale, bensi di un pestaggio a sangue.
Come afferma Di Pietro, le parole di Alfano sono ” gravi e superficiali, che nel peggiore dei casi possono addirittura rappresentare un tentativo di insabbiare un omicidio”. Il solito Cicchitto lo accusa: “Volgare Sciacallo”.
Un’ultima domanda, perchè per questa morte cos¡ sospetta non si ordina una indagine ministeriale, mentre i giudici che indagano (e condannano) la Fininvest vengono fatti pedinare?
Che strano giudice
Salve a tutti, sono diversi giorni che non aggiorno il blog, un pò per mancanza di tempo, un pò per pigrizia. La verità che sto passando un periodo in cui non smetto di programmare! ARG, al lavoro 7ore e mezza (quando non ne devo fare 10) di seguito, poi a casa ancora a per vari lavoretti che avevo in sospeso. Arrivate le 10 di sera stacco tutto e mi metto ad expare su lineage 2 o a giocare a fifa 10. E così il blog viene abbandonato a se stesso. Purtroppo ho solo un cervello, che spesso va in cortocircuito! Ma va bene così.
Adesso andiamo al tema del giorno, questo strano giudice Raimondo Mesiano, quello della sentenza dei 750milioni di risarcimento che Finivest deve versare al gruppo Cir di De Benedetti per avergli RUBATO la Mondadori comprando la sentenza del giudice Metta, 20 anni fa.
Berlusconi l’aveva anticipato, “ne vedrete delle belle su questo giudice”, disse in un’assemblea del PDL a Benevento, pochi giorni dopo la sentenza. E ieri su Mattino 5, uno dei giullari di corte, tale Brachino, mandava in onda un servizio sul giudice Mesiano, nel quale si faceva seguire il magistrato dalle telecamere mentre si radeva dal barbiere o fumava una sigaretta seduto su una panchina di un giardinio pubblico.
“..alle sue stranezze siamo ormai abituati. Passeggia l’uomo Raimondo Messiano per le strade di Milano, davanti al negozio del suo barbiere di fiducia attende il turno. È impaziente, non riesce a stare fermo, avanti e indietro, si ferma, aspira la sua sigaretta e poi ancora, avanti e indietro… si rilassa solamente al momento di barba e capelli. Finisce la sua passeggiata, due sole volte si sofferma, al semaforo (pensate un pò che strano, si ferma al semaforo rosso ndr), l’altra a pochi metri dal passaggio pedonale per accendere una sigaretta (altra cosa stranissima, un fumatore che si accende una sigaretta ndr)”.
Questo è l’incredibile servizio che sono riusciti a mandare in onda su mattina 5! Assurdo, un magistrato che attende il suo turno per farsi radere la barba! Inaudito! Un magistrato che si ferma al semaforo ROSSO, dev’essere per forza un comunista! Ma non è finita… il servizio prosegue…
“…prima di uscire dal nostro campo visivo, ci regala un’altra stranezza, guardatelo seduto su una panchina, camicia, pantalone blu, mocassino bianco e calzino turchese, di quelli che in tribunale non è proprio il caso di sfoggiare…“.
È proprio strano questo giudice! Va avanti e indietro, fuma, si fa la barba, si siede su una panchina… INDOSSA MOCASSINO BIANCO E CALZINO TURCHESE! No no qui c’è qualcosa che non va.
Canale 5 inizia una campagna mediatica (confezionata su ordine del premier/padrone) per distruggere la credibilità e la dignità di un giudice che ha osato colpire la Fininvest (e Berlusconi) li dove fa più male, il portafogli. Schifo, schifo, schifo! Non potevano cadere più in basso. Questa è l’ennesima dimostrazione che mediaset non è una televisione privata, bensì un organo di lotta politica.
Spazzatura, come direbbe il ministro Scajola, il quale questa volta non si esprime. Anche la triade Bondi-Cicchitto-Gasparri tace. Vergogna!
Spiare un giudice è sputtanarlo (anche se non ha fatto niente) in televisione è lecito, intercettare i delinquenti è un reato… che Italia di merda!












